Panoramiche col medio formato… lo stato dell’arte?

Davide Barranca — 

Sono abbastanza fortunato da avere clienti che usano il Medio Formato (con dorsi digitali) per unire più scatti in panoramiche – e credimi, 20 o 40 files di un PhaseOne IQ180 (80MP) sono in grado di produrre risultati stupefacenti. Chiunque penserebbe che lo stato dell’arte della tecnologia produca immagini allo stato dell’arte: posso testimoniare che la realtà è alquanto diversa. Sembra strano che queste macchine, dorsi, teste panoramiche ed obbiettivi possano fallire così spesso, eppure nella fotografia panoramica è facilissimo sbagliare.

PhaseOne camera system

Dorsi Digitali / Camera

Il top di gamma per PhaseOne è la 645DF equipaggiata con il nuovo dorso IQ180 da 80MP. Ad ISO bassi (35/50) la gamma dinamica è stupefacente: al contrario già a 400 ISO è complicato distinguere il file del dorso dal JPG di una compatta fatta eccezione per le dimensioni. Vero, non usavi il negativo con la 20×25 a mano libera, ma per 37K EUR (cioè trentasettemilaeuro iva esclusa) ti puoi sentire giustificato nell’aspettarti qualcosa in più. Comunque, tieni a mente che 35/50 ISO sono spettacolari, 100 ISO è assolutamente usabile.

Schneider-Kreuznach leaf shutter lenses

Obbiettivi a focale fissa

Per il sistema camera/dorso PhaseOne, gli obbiettivi allo stato dell’arte sono i leaf-shutter (ovvero ad otturatore centrale) della Schneider-Kreuznach (LS 55mm f/2.8, LS 80mm f/2.8, LS 110mm f/2.8 and LS 150mm f/3.5), dai 2K ai 3.5K EUR. Visto che ti interessa la fotografia panoramica, sappi che con la PhaseOne 645DF non è possibile alzare lo specchio ed aprire la tendina allo stesso tempo, in modo da usare solo l’otturatore centrale per scattare – minimizzando le vibrazioni. Invece al primo click si alza lo specchio, al secondo click (oppure usando il timer della macchina) si apre la tendina e scatta l’otturatore centrale. Secondo il supporto online di PhaseOne ciò è dovuto al modo in cui la macchina è stata progettata (ovvero: non c’è verso di fare altrimenti), e quindi occorre aspettarsi vibrazioni nei tempi tra 1/4 e 1/60 anche su cavalletto con una buona testa, a causa del vero e proprio colpo di frusta della tendina. Che, posso assicurare, c’è ed è piuttosto impressionante – la macchina vibra visibilmente! Ricorda che se vuoi usare l’IQ180 nel suo range migliore (35/50 o anche 100 ISO) a non sei sempre in Sicilia a mezzogiorno, è probabile che quelli siano proprio i tempi da usare con un’apertura decente: che, nella mia esperienza, su questo sistema non deve essere più chiusa di f/16, altrimenti entra in gioco la diffrazione. Vai a dire ad un fotografo di 50 anni che le fotografie ad 1/40 su cavalletto vengono mosse e ti prende per matto.

Arca Swiss CUBE headCavalletto e Testa

Lo stesso customer support di PhaseOne, gentilmente e rapidamente (complimenti davvero!) suggerisce di usare l’Arca Swiss Cube come testa (circa 1K EUR) per minimizzare le vibrazioni. Un bell’oggetto, che viene venduto anche con una custodia in pelle inutilmente cara (+200 EUR) per i feticisti del cuoio. Fortunatamente, l’Arca Cube su un robusto Gitzo o Manfrotto (fino a 1K EUR) ma senza la colonna centrale (ovviamente, che domande), è in grado di restituire uno scatto senza vibrazioni anche ad 1/4 su cavalletto. Che per essere nel 2012 a fronte di più di quaranta mila Euro di spesa non è affatto male, vero?!

Really Right Stuff PG-02 Pro Omni Pivot PackageTesta Panoramica

E’ ora di approcciare l’argomento. Una delle migliori scelte a mio parere (sia per la precisione, qualità di costruzione e robustezza) è la Really Right Stuff PG-02 Pro Omni Pivot Package (900 USD per un vero sistema 360°) che è compatibile con Arca Swiss. Il che significa che l’attacco rapido a L della camera entra tranquillamente nel clamp della testa. Potresti, tecnicamente parlando, attaccare la slitta orizzontale della Really Right Stuff all’attacco rapido dell’Arca Cube; ma questo ti porterebbe ad un sacco di guai: sai perchè?

Se ispezioni l’attacco rapido dell’Arca Cube, ti rendi conto che è fatto per alloggiare slitte di due dimensioni diverse (una più piccola, una più grande). Entrambe vengono fissate con successo, peccato però che con la misura più grande l’asse di rotazione sia spostato dal centro, perché l’attacco rapido non è simmetrico. Ovvero ciao-ciao punto nodale, e prova ad indovinare di che dimensione è la slitta orizzontale della Really Right Stuff? Esatto.

La soluzione? Smonta dal cavalletto senza colonna l’Arca Cube (1K EUR che tornano utile solo per gli scatti singoli) e monta il panning clamp della Really Right Stuff (la base circolare micrometrica) e vai avanti così. Attenzione, ti occorre la PG-02 Pro Omni Pivot Package e non la Ultimate Pro Omni Pivot Package (100 USD in meno) perché il braccio verticale della prima è più robusto: in questo modo sono stato in grado di evitare vibrazioni persino coi tempi incriminati e con un sistema corpo macchina / dorso / obbiettivo molto pesante. Il che almeno è una buona notizia.

Schneider-Kreuznach 120mm f/5.6 T/STilt / Shift

Se vieni dalla fotografia d’architettura, un obbiettivo molto attraente è lo Schneider-Kreuznach 120mm f/5.6 Tilt/Shift (3.5K EUR). E’ davvero molto compatto, i movimenti vengono operati con le ghiere e senza manopole varie (come in altri obbiettivi T/S in commercio). Non è troppo luminoso, il decentramento è di soli 12 mm (non tanto) ma dai test che ho fatto è un buon obbiettivo, che restituisce un’ottima qualità di immagine.

Probabilmente sai già che per usare il decentramento a scopi di stitching di panoramiche è il dorso che deve muoversi, e non la lente – altrimenti si incorre in problemi di parallasse (vedi qui e un paio di soluzioni qui). Il che è decisamente infattibile, visto l’attacco sul 120 ed il peso di corpo macchina e dorso che graverebbero proprio sul movimento dell’obbiettivo.

Personalmente, ho pensato ad un setup diverso: ho montato un L-plate sulla PhaseOne, fissandola (non importa con quale orientamento) sulla slitta orizzontale della Really Right Stuff. Trovando il punto nodale (come al solito), avrei scattato un panorama orizzontale – una riga di immagini parzialmente sovrapposte. Poi avrei ripreso una seconda riga decentrando in alto, ed una terza riga decentrando in basso. Sarebbe forse più veloce che non usare il setup a 360° della Really Right Stuff, e sicuramente più stabile – visto il peso del 120 T/S e della macchina (la 645DF, IQ180 e lo Schneider-Kreuznach 80mm già arrivano al limite di capacità della testa).

T/S lens test with horizontal pano

Peccato che non funzioni. Ho fatto due test (in esterno ed in interno, con la macchina in orizzontale ed in verticale): se per la riga centrale senza decentramento gli errori sono nella norma (1.6px con un 80MP sono niente), nelle righe superiori ed inferiori gli errori sono troppo alti a confronto, e causano problemi di stitching (ho usato PTGui Pro per il test). Dal che si evince che il decentramento sposta il punto nodale. Ah, e per la cronaca il decentramento verso il basso è di 10 mm soltanto, perché l’obbiettivo sbatte contro la slitta sulla quale è montata la macchina.

Detto ciò, se ti capita di scattare panorami ad alta risoluzione, con dorsi medio formato, a bassi ISO e senza vibrazioni, sono veramente fenomenali! Per la post-produzione, conta pure su di me. Per qualsiasi problema discusso in questo post, porta pazienza, è solo di denaro… 😉

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4 responses to Panoramiche col medio formato… lo stato dell’arte?

  1. Ma un bel banco ottico digitale per questo genere di foto no? 😀

  2. Stato dell’arte?
    Io non penso che alla fine sia l’ideale tutto questo. Certo se si opera esclusivamente al chiuso e ciò che si cerca è un bel file finale corposo, 16 bit originale e pieno di pixel, è senz’altro il meglio.
    Se poi continui a fare le cose per bene e ci aggiungi un po di hdr, giusto per trattare in partenza le alte e le basse luci, trovandoti poi di conseguenza a triplicare, quanto meno, i files, bisogna a quel punto che si metta in bilancio anche una bestia di pc, ma veramente una bestia dev’essere! con processori veloci e con dischi ssd collegati per la cache.
    Per poi?
    Stampare a 300 dpi tutta la equirettangolare e riempirsi la parete del salone ed invitare gli amici a farci dentro un pic-nic?
    In fondo questi lavori hanno ragione d’essere se girano in rete, a maggior ragione oggi che i device ci raggiungono ovunque.
    Io credo che in questo momento lo stato dell’arte è legato principalmente alla flessibilità e alla snellezza operativa, che non vuol dire minore qualità, ma più possibilità di esprimersi.

    • Caro Alfonso,
      grazie del commento! Condivido al 100% la tua ultima frase: “Io credo che in questo momento lo stato dell’arte è legato principalmente alla flessibilità e alla snellezza operativa, che non vuol dire minore qualità, ma più possibilità di esprimersi.”. Ci sono però dei settori nei quali il gesto tecnico si accompagna molto bene, anzi, è parte stesso del progetto. Uno su tutti, il mio amico Roberto Bigano ha fatto della commistione tra l’idea (isso la macchina su un cavallettone coi tiranti a 10 metri d’altezza per riprodurre l’affresco del Pisanello) e la tecnica (cinque scatti con dorso Hasselblad, ognuno dei quali multiscatto con tecnologia microstep) la sua bandiera.
      In un altro settore – quello che conosco meglio, ovvero la fotografia d’arte contemporanea – il metro e mezzo per due stampato a 360dpi reali ci sta tutto, appeso in galleria e quotato di conseguenza.
      Infatti credo che il problema sia proprio quello di forzare un sistema (teste, cavalletti, macchine) che in realtà è calibrato per tutt’altre esigenze (tant’è che la PhaseOne nel sito ci mette la solita foto di moda – ma chi è che ha bisogno di 80MP per fotografare una modella?!). Con un grande buco, ovvero che lo stato dell’arte non copre (abbastanza bene) le nicchie che invece gli dovrebbero essere proprie.
      Per dirla con Totò: per andare dove dobbiamo andare, da che parte dobbiamo andare? 🙂

  3. Infatti:
    Da che parte dobbiamo andare?
    Il mio era un intervento specifico sulle sferiche, dove ad una già pronunciata macchinosità di base, si finisce per aggiungercene un’altra legata alla pesantezza delle apparecchiature che, tutto sommato, alla fine rendono poco o niente.
    Per quello che è il tuo settore (lunga vita a te!) o quello del tuo amico Roberto Bigamo, è chiaro che tutto questo postato è essenziale e proficuo. La fotografia con la effe maiuscola è sempre stata e sempre rimarrà questa, principalmente se l’uscita è su carta. Punto!
    Nel caso invece delle immersive, che è legata esclusivamente ai monitor, gli equilibri che la determinano e che, come sempre accade in fotografia, non sono mai definitivi, possono portarti anche a scelte diverse, senza che queste restituiscano una scarsa qualità che, come è noto, per i monitor tutti, compreso il tuo nuovo ipad, sono diversi e meno esigenti.
    Visto che citi totò, proprio nella sua città natale, il numero uno di un ente proposto al recupero ed alla divulgazione dei beni artistici/storici locali, davanti ad una visione al monitor di un ingrandimento abbastanza spinto e nitido in un tour virtuale (come odio questa parola! Ma gli inglesi la dicono meglio?) di un particolare dipinto escamò:
    “No no! e chist s’arrobbn tutt cos, nun è possibile accussì” ( No no! in internet si rubano di tutto, non si può mettere così)
    ordinandomi un massiccio ridimensionamento.
    E quindi la domanda è vera!
    Per andare dove dobbiamo andare, da che parte dobbiamo andare?
    Sa!
    Una semplice domanda!
    bitescen